Kamarat-Marsala 1912 0-1: il giorno dopo
Il Marsala espugna Cammarata e conquista la terza vittoria consecutiva tra campionato e Coppa. Ma oltre ai tre punti cresce soprattutto la consapevolezza di una squadra che sembra aver fatto tesoro dei propri errori e continua ad aggiungere nuovi tasselli al proprio percorso.
Il giorno dopo, probabilmente, ciò che rimane maggiormente dello 0-1 conquistato al Vito Di Marco non è soltanto la soddisfazione per una vittoria importante. Naturalmente tornare da Cammarata con tre punti ha un peso specifico considerevole. Conosciamo le difficoltà di questo campo, conosciamo il valore del Kamarat e sappiamo quanto sia complicato riuscire a imporsi qui. Ma se proviamo ad andare oltre il risultato, ciò che ci portiamo dietro è soprattutto la sensazione di una squadra che sta acquisendo sempre maggiore consapevolezza dei propri mezzi. Non una consapevolezza presuntuosa, non la convinzione di avere già raggiunto qualcosa dopo appena tre giornate di campionato, ma quella sicurezza che può nascere soltanto attraverso il lavoro, gli errori, le risposte e le prestazioni.
A Cammarata abbiamo visto un Marsala capace di interpretare la partita. Gli azzurri sono entrati immediatamente dentro la gara, hanno giocato per lunghi tratti nella metà campo avversaria e lo hanno fatto senza avere fretta, mantenendo ordine anche quando gli spazi erano pochi. Il Kamarat ha confermato tutto ciò che sapevamo: squadra organizzata, fisica, difficile da affrontare e particolarmente complicata sul proprio campo. Proprio per questo sarebbe stato irrealistico pensare di arrivare al Vito Di Marco e costruire occasioni una dietro l’altra per novanta minuti. Il punto non era dominare ogni singolo momento della partita, ma saperla leggere. E il Marsala lo ha fatto.
La rete di Vincenzo Manfrè al 66′, sull’angolo calciato da Ficarrotta, premia una prestazione nella quale gli azzurri avevano già dimostrato di essere pienamente dentro la gara. Successivamente è arrivata inevitabilmente la reazione del Kamarat, ma anche in quella fase il Marsala non ha perso ordine. Ha saputo difendere quando c’era da difendere, provare a ripartire quando si aprivano gli spazi e soprattutto rimanere squadra fino al triplice fischio. La vittoria è meritata, non perché gli azzurri abbiano schiacciato gli avversari per novanta minuti o perché non abbiano concesso assolutamente nulla, ma perché hanno interpretato meglio i diversi momenti della partita e hanno saputo colpire quando si è presentata l’occasione.
Tre vittorie consecutive tra campionato e Coppa fanno naturalmente piacere. Ma Alcamo, Castellammare e Kamarat assumono valore soprattutto se guardate come tre tappe dello stesso percorso. Tre partite profondamente differenti nelle quali il Marsala ha fornito risposte differenti. Ed è proprio tornando ancora un po’ indietro che probabilmente possiamo comprendere meglio quanto sia cambiato qualcosa nel giro di appena due settimane.
Da Lascari a Cammarata: quella doccia gelata che ha svegliato il Marsala
La trasferta di Lascari rappresenta inevitabilmente il punto dal quale partire. Non perché abbia senso continuare a guardare indietro a una sconfitta ormai alle spalle, ma perché il confronto tra quella partita e ciò che abbiamo visto a Cammarata racconta forse meglio di qualsiasi altra cosa la crescita compiuta dal Marsala. A Lascari avevamo visto una squadra lunga, poco incisiva nell’approccio e incapace per larghi tratti di esprimere le proprie qualità. Al Vito Di Marco abbiamo visto praticamente l’opposto: personalità, compattezza, concentrazione e soprattutto la capacità di entrare immediatamente dentro una partita complicata.
Forse quella sconfitta, più che minare le certezze del Marsala, ha contribuito paradossalmente a costruirne di nuove. È stata una sorta di doccia gelata che non ha infreddolito la squadra, ma l’ha svegliata. Ha ricordato a tutti una cosa tanto semplice quanto fondamentale: essere indicati come favoriti sulla carta significa poco se poi quella considerazione non viene trasformata in prestazioni sul terreno di gioco. Una cosa sono i nomi, il valore della rosa, le ambizioni dichiarate e ciò che viene scritto durante l’estate; un’altra è affrontare ogni domenica squadre preparate, campi complicati e avversari che contro il Marsala avranno inevitabilmente motivazioni enormi.
Da quel pomeriggio sono arrivate tre vittorie consecutive. Il 3-0 contro l’Alcamo ha rappresentato la prima risposta. Il 3-2 contro il Castellammare, giocando per oltre un’ora in inferiorità numerica, ha aggiunto carattere e personalità. Lo 0-1 di Cammarata aggiunge ancora qualcosa: maturità e consapevolezza. Non significa che il Marsala sia improvvisamente diventato una macchina perfetta, né che tutti i problemi siano stati risolti nell’arco di quindici giorni. Sarebbe assurdo pensarlo. Significa però che gli errori commessi sembrano essere diventati materiale sul quale lavorare e dal quale imparare.
Ed è probabilmente questa una delle caratteristiche più importanti per una squadra che vuole costruire qualcosa nel corso di una stagione lunga. Gli errori arriveranno ancora, così come arriveranno altre difficoltà e probabilmente altre partite nelle quali qualcosa non funzionerà. La differenza la farà la capacità di utilizzarle per crescere. Il Marsala sembra aver cominciato a farlo, e il confronto tra Lascari e Cammarata ne rappresenta oggi l’esempio più evidente.
Alla qualità si aggiungono concretezza e solidità
Della qualità di questo Marsala abbiamo parlato praticamente fin dall’inizio della stagione. Dalla metà campo in avanti esistono caratteristiche, alternative e individualità capaci di creare pericoli in tanti modi differenti. Lo avevamo sottolineato anche dopo il Castellammare, quando avevamo parlato di una qualità offensiva a tratti disarmante. Quello che mancava era riuscire ad aggiungere progressivamente altri elementi a quella qualità. E Cammarata, sotto questo punto di vista, ci consegna indicazioni particolarmente interessanti.
Una di queste è certamente la solidità difensiva. Ma bisogna chiarire cosa intendiamo quando utilizziamo questa espressione. Essere solidi non significa disputare novanta minuti senza concedere un tiro, senza permettere all’avversario di entrare nella propria metà campo o senza attraversare un momento di difficoltà. Pensare di andare a Cammarata e impedire completamente al Kamarat di creare qualsiasi situazione sarebbe stato semplicemente utopistico. Essere solidi significa concedere il giusto, mantenere le distanze, aiutarsi, non andare in affanno alla prima difficoltà e soprattutto saper soffrire quando la partita lo richiede senza perdere il controllo di sé stessi.
Ed è esattamente ciò che abbiamo visto. Il Kamarat ha avuto le proprie possibilità, come era inevitabile che accadesse, ma il Marsala non ha mai dato la sensazione di essere travolto dalla partita. Anche dopo il vantaggio, quando i padroni di casa hanno aumentato la pressione e provato a portare più uomini dalle parti dell’area azzurra, la squadra è rimasta compatta. I reparti hanno lavorato insieme, gli uomini offensivi hanno dato una mano, i centrocampisti hanno continuato a correre e la linea difensiva ha mantenuto ordine. La porta inviolata è una conseguenza di questo lavoro collettivo, più che un dato da celebrare isolatamente.
È un passaggio particolarmente interessante proprio perché soltanto pochi giorni fa avevamo individuato nella facilità con cui venivano concesse determinate situazioni uno dei principali margini di miglioramento. Contro il Castellammare il Marsala aveva prodotto tantissimo, ma aveva rischiato di complicarsi una partita dominata per larghi tratti. A Cammarata la risposta è arrivata. Non consideriamola un punto d’arrivo: una singola partita non può esserlo. Ma certamente rappresenta un ulteriore step nel percorso di crescita.
E insieme alla solidità arriva la concretezza. In una partita nella quale le occasioni non potevano essere infinite, bisognava avere pazienza e sfruttare quella giusta. Il Marsala lo ha fatto. Corner di Ficarrotta, movimento di Manfrè, incornata e pallone alle spalle di Dolenti. Non sempre sarà possibile costruire tre, quattro o cinque reti. Esistono partite nelle quali un episodio può spostare l’equilibrio e bisogna essere pronti a prenderselo. Anche questa è crescita.
Manfrè la decide, ma Cammarata racconta soprattutto il gruppo
Il nome sulla copertina inevitabilmente è quello di Vincenzo Manfrè. Il “Caprone” torna al gol e lo fa nel modo forse più rappresentativo delle proprie caratteristiche: prendendo posizione dentro l’area, salendo più in alto e incornando il pallone che decide la partita. Dopo il rigore fallito a Lascari e un avvio nel quale probabilmente non avevamo ancora visto completamente il Manfrè che conosciamo, trovare una rete del genere ha certamente un significato importante. E sappiamo anche cosa rappresenti Marsala per Vincenzo, arrivato qui giovanissimo e tornato sette anni dopo a vestire nuovamente questi colori.
Ma sarebbe sbagliato trasformare Cammarata nella storia di un singolo. Questa è stata soprattutto una vittoria del gruppo. Lo è stata per la disponibilità al sacrificio mostrata da tutti, per il lavoro di chi ha iniziato la partita e per l’impatto di chi è entrato successivamente. Lo è stata per Brasolin, che continua a correre come se possedesse dieci polmoni e che, pur essendo un classe 2007, gioca con una personalità sempre più sorprendente. Lo è stata per Greco e Davì, che stanno costruendo partita dopo partita un’intesa sempre più interessante. Lo è stata per Semilia e Cracchiolo, capaci di accompagnare quando possibile e di mantenere attenzione quando era necessario difendere. Lo è stata per chi davanti ha lavorato anche senza pallone e per chi dalla panchina è entrato immediatamente dentro la gara.
E dentro questo discorso merita uno spazio particolare Piccioni. Non soltanto per gli interventi compiuti quando il Kamarat è riuscito a rendersi pericoloso, compresa la risposta sul diagonale di Melillo, ma soprattutto per ciò che trasmette alla squadra. Lo vediamo continuamente parlare con i compagni, dare indicazioni, chiedere calma e mantenere una tranquillità che inevitabilmente si trasferisce anche al reparto davanti a lui. Non ha bisogno di compiere dieci miracoli per lasciare il segno sulla partita. Nelle poche occasioni nelle quali viene chiamato realmente in causa risponde presente, ma soprattutto trasmette sicurezza. E questa è una qualità fondamentale per un portiere e per una squadra che sta costruendo i propri equilibri.
Piccioni, sotto questo aspetto, sembra essere sempre più uno dei leader di questo Marsala. Un leader differente magari da chi porta la fascia o da chi trascina attraverso una giocata offensiva, ma ugualmente importante: quello che predica calma, che dà la sensazione di avere la situazione sotto controllo e che permette anche ai compagni di affrontare determinati momenti con maggiore tranquillità.
Poi ci sono i cambi. Ardizzone entra e mette ordine, Galfano porta vivacità, Sadotti risponde presente, Pavlovic aggiunge centimetri nel finale e soprattutto torna in campo Calogero La Piana. Tutti elementi che raccontano la profondità di una rosa nella quale Giannusa può cambiare interpreti e caratteristiche continuando a ricevere risposte. Ed è proprio quando anche chi entra riesce immediatamente a calarsi dentro la partita che si comincia realmente a percepire qualcosa che va oltre la somma delle individualità.
Uno corre per l’altro, uno aiuta l’altro e tutti sembrano progressivamente comprendere ciò che la partita richiede. È forse questo, ancora più del risultato, ciò che rende particolarmente significativa la vittoria di Cammarata.
Duecento cuori azzurri a Cammarata: una vittoria vissuta insieme
C’è poi un’altra immagine che il giorno dopo merita di essere ricordata e che probabilmente racconta questa trasferta quasi quanto ciò che abbiamo visto sul terreno di gioco. È quella dei circa duecento tifosi marsalesi arrivati fino a Cammarata per stare accanto alla squadra. Autobus, pulmini, macchine: chilometri percorsi per seguire ancora una volta quei colori, riempiendo di azzurro una parte del Vito Di Marco e facendo sentire la propria voce dall’inizio alla fine. Un seguito tutt’altro che scontato, soprattutto se consideriamo che stiamo parlando di un campionato di Eccellenza e di una trasferta che richiedeva tempo, organizzazione e sacrificio.
Perché una squadra che vuole costruire qualcosa di importante ha bisogno anche di questo. Ha bisogno di percepire che dietro gli undici che scendono in campo esiste una città che vuole tornare a riconoscersi nella propria squadra. E vedere così tanti marsalesi affrontare la trasferta di Cammarata rappresenta probabilmente un altro piccolo segnale di qualcosa che sta crescendo. La consapevolezza non appartiene soltanto alla squadra: partita dopo partita sembra crescere anche attorno alla squadra. Cresce l’entusiasmo, cresce la voglia di esserci e cresce quel legame tra campo e gradinata che, soprattutto in determinate partite, può diventare una componente importante del percorso.
Durante la gara il sostegno non è mancato. Nei momenti nei quali il Marsala provava a spingere, così come in quelli nei quali bisognava stringere i denti e accompagnare la squadra verso il triplice fischio, da quel settore è continuata ad arrivare la voce dei tifosi azzurri. E forse proprio per questo una delle immagini più belle arriva quando la partita è ormai finita. Il risultato è acquisito, la tensione dei novanta minuti può finalmente sciogliersi e la squadra va a salutare chi l’ha seguita fino a Cammarata. Poco dopo arriva anche il presidente Angelo Casa. Campo e spalti si incontrano, quasi a chiudere idealmente una giornata nella quale ognuno, naturalmente nel proprio ruolo, ha fatto la propria parte.
Sono immagini che vanno oltre lo 0-1 e che vale la pena custodire. Perché gli obiettivi si raggiungono sul campo, attraverso il lavoro dell’allenatore, dello staff e dei calciatori, ma una stagione può alimentarsi anche attraverso il rapporto che si crea con chi quella maglia la segue ogni settimana. Quei circa duecento tifosi non hanno semplicemente assistito a una vittoria: l’hanno accompagnata, macinando chilometri e sostenendo la squadra fino alla fine. E il saluto conclusivo dei calciatori e del presidente rappresenta probabilmente il modo più bello per riconoscere quella presenza.
Siamo soltanto all’inizio e ci saranno ancora tante trasferte, domeniche semplici e domeniche molto più complicate. Ma se Cammarata doveva rappresentare un banco di prova per capire qualcosa in più sul Marsala, allora il giorno dopo possiamo portarci dietro anche questa certezza: in campo la squadra sta crescendo, ma sugli spalti c’è già chi è disposto a fare chilometri per crescere insieme a lei.
E forse una delle fotografie più belle di Cammarata rimarrà proprio questa: il Marsala sotto il settore ospiti, i suoi tifosi davanti e una vittoria da festeggiare insieme.
E questo Marsala può crescere ancora tantissimo
È probabilmente uno degli aspetti più stimolanti di questo momento. Stiamo vedendo un Marsala in crescita, reduce da tre vittorie consecutive e sempre più consapevole delle proprie possibilità, ma allo stesso tempo abbiamo la sensazione di essere ancora lontani dal massimo potenziale che questa rosa può esprimere. Ed è importante mantenere insieme le due considerazioni: apprezzare ciò che sta accadendo senza dimenticare quanto lavoro ci sia ancora da fare.
La Piana è appena rientrato. A Cammarata ha finalmente rimesso piede in campo dopo il problema alla caviglia che lo aveva costretto a saltare Alcamo e Castellammare, ma naturalmente avrà bisogno di tempo e minuti per tornare al massimo della condizione. Conosciamo le sue qualità e sappiamo quanto un La Piana pienamente recuperato possa aggiungere ulteriori soluzioni. Ardizzone sta progressivamente crescendo e già lascia intravedere una qualità tecnica che non ha bisogno di presentazioni, ma anche nel suo caso la condizione migliore deve ancora arrivare. Prezzabile possiede caratteristiche e qualità che potranno tornare estremamente utili alla squadra. E attendiamo naturalmente l’esito degli esami strumentali di Davide Dama, con l’auspicio di poterlo rivedere quanto prima a disposizione.
Sono soltanto alcuni esempi. Il punto è che questo Marsala sta cominciando a trovare una propria identità mentre diversi suoi interpreti possiedono ancora margini importanti per raggiungere la migliore versione di sé stessi. E questo significa che Giannusa potrebbe ritrovarsi progressivamente con ancora più possibilità, caratteristiche differenti e alternative utilizzabili a seconda della partita.
Naturalmente maggiore profondità significa anche maggiore necessità di trovare equilibri. Non basterà avere tanti calciatori di qualità: bisognerà continuare a trasformarli in una squadra. Ed è proprio qui che il lavoro svolto nelle ultime settimane assume valore. Perché oggi cominciamo a vedere principi comuni, disponibilità al sacrificio e una crescente capacità di interpretare collettivamente le situazioni. La qualità individuale può decidere un episodio; l’identità collettiva è ciò che permette di costruire continuità.
E anche Giannusa e il suo staff meritano credito all’interno di questo percorso. Dopo Lascari avevamo sottolineato ciò che non aveva funzionato e sarebbe incoerente non sottolineare oggi la risposta arrivata dal campo. La squadra appare più corta, più consapevole, più equilibrata e capace di adattarsi maggiormente alle caratteristiche delle singole partite. Dietro questa crescita c’è naturalmente il lavoro quotidiano dell’allenatore, ma anche quello di tutto lo staff che lo affianca e contribuisce ogni giorno alla crescita della squadra. Non significa che il lavoro sia completato, anzi. Significa semplicemente riconoscere che, dopo gli errori iniziali, sono arrivate delle correzioni e soprattutto delle risposte.
Il potenziale lo conoscevamo già. Quello che progressivamente dobbiamo scoprire è quanto di quel potenziale il Marsala riuscirà a trasformare in rendimento collettivo. E proprio per questo è particolarmente interessante pensare che una squadra che sta già mostrando segnali così positivi abbia ancora tanto spazio davanti a sé per migliorare.
Tre vittorie consecutive, la vetta a un punto e adesso arriva il Montelepre
Alcamo, Castellammare e Kamarat. Tre partite, tre vittorie nell’arco di pochi giorni e soprattutto tre prove che hanno richiesto caratteristiche differenti. Contro l’Alcamo bisognava reagire immediatamente alla falsa partenza di Lascari e il Marsala lo ha fatto con un 3-0. Contro il Castellammare bisognava reagire a una partita improvvisamente complicata dall’espulsione di Prezzabile e gli azzurri hanno continuato a giocare anche per oltre un’ora in inferiorità numerica, trovando nel finale il 3-2. A Cammarata servivano pazienza, personalità, attenzione e capacità di interpretare una trasferta storicamente complicata. È arrivato uno 0-1 costruito attraverso una prestazione matura.
I nove punti virtualmente messi insieme tra le due competizioni naturalmente non esistono in una singola classifica e non avrebbe senso sommarli sotto quell’aspetto. Quello che possiamo mettere insieme, invece, sono le risposte. Perché dopo Lascari il Marsala non ha semplicemente iniziato a vincere: sembra aver cominciato a comprendere sempre meglio come utilizzare le proprie qualità.
E se è ancora prestissimo per guardare seriamente la classifica, perché dopo appena tre giornate qualsiasi ragionamento sulle gerarchie del campionato sarebbe inevitabilmente prematuro, è comunque interessante osservare quanto velocemente sia già cambiato il quadro rispetto alla prima giornata. Dopo la sconfitta di Lascari il Marsala si era ritrovato immediatamente costretto a inseguire. Due giornate più tardi, grazie alle vittorie contro Alcamo e Kamarat e anche ai risultati arrivati dagli altri campi, gli azzurri sono già tornati a una sola lunghezza dalla vetta. Davanti ci sono Montelepre e Castellammare a quota 7; il Marsala è a 6 insieme a un gruppo numeroso di squadre. È soltanto la terza giornata e va ribadito con forza: non significa ancora praticamente nulla in termini di classifica. Ma significa che quel piccolo distacco creatosi dopo la falsa partenza è stato immediatamente recuperato quasi per intero.
Ed è curioso che il calendario proponga immediatamente un’altra partita particolarmente interessante. Domenica prossima al Lombardo Angotta arriverà infatti il Montelepre, una delle due capoliste del Girone A. Una capolista probabilmente a sorpresa se guardiamo alle aspettative con le quali si era arrivati all’inizio della stagione, ma che sul campo ha meritato i sette punti conquistati nelle prime tre giornate e nell’ultimo turno ha superato 2-1 il San Giorgio Piana. Dall’altra parte il Castellammare, dopo le due vittorie iniziali, ha pareggiato 1-1 sul campo del San Vito Lo Capo. Ed ecco quindi Montelepre e Castellammare davanti a tutti, con il Marsala e diverse altre squadre immediatamente alle loro spalle.
Non trasformiamo Marsala-Montelepre in qualcosa che ancora non può essere. Non è una partita decisiva, non è uno scontro che può stabilire gerarchie definitive e non può esserlo alla quarta giornata. Il campionato è appena cominciato e la classifica è ancora cortissima. Ma proprio per questo sarà un altro banco di prova estremamente interessante. Il Marsala arriva da due vittorie consecutive in campionato e da tre successi considerando anche la Coppa; il Montelepre arriverà al Lombardo Angotta da capolista e ancora imbattuto. Domenica 4 ottobre, quindi, gli azzurri avranno immediatamente un’altra occasione per misurare la propria crescita contro una squadra che questo avvio di stagione ha portato meritatamente in testa alla classifica.
E forse è proprio questo il modo migliore per guardare oggi la graduatoria. Non attraverso calcoli, proclami o tabelle da osservare ossessivamente dopo appena 270 minuti di campionato, ma attraverso una considerazione molto più semplice: dopo essere partito male, il Marsala è già tornato lì. A un punto dalla testa, dentro un gruppo estremamente compatto e con praticamente un’intera stagione ancora davanti. La sconfitta di Lascari aveva creato immediatamente un piccolo svantaggio; le risposte successive hanno permesso di ridurlo nel giro di due giornate. Questo non consegna nulla, ma racconta ancora una volta la capacità della squadra di reagire.
Ed è qui che torniamo al concetto dal quale eravamo partiti. Durante l’estate il Marsala è stato costruito con un obiettivo dichiarato e conosciuto: la Serie D. La qualità della rosa ha inevitabilmente portato aspettative e considerazioni sul ruolo che questa squadra potrà avere nel campionato. Ma essere considerati favoriti, avere una rosa importante o dichiarare un obiettivo non consegna automaticamente nulla. Il campo non legge i nomi e non assegna punti sulla base delle previsioni estive. Una cosa è dirlo, un’altra è dimostrarlo.
Lascari probabilmente è servita anche a ricordarlo. E forse proprio per questo quella sconfitta, riletta oggi, assume un significato differente. Non qualcosa da cancellare dalla memoria, ma qualcosa dal quale imparare. La stagione è lunghissima, siamo soltanto alla terza giornata e ci saranno inevitabilmente altri momenti complicati. Nessuno può pensare che tre vittorie consecutive rappresentino una sentenza o che il percorso possa diventare improvvisamente semplice. Mancano ancora tantissime partite e questo campionato continuerà a chiedere risposte.
Ma oggi esiste una differenza rispetto a due settimane fa. Il Marsala sembra iniziare a sapere cosa può essere. Sta prendendo consapevolezza della propria qualità, ma contemporaneamente sta comprendendo che quella qualità deve essere accompagnata da sacrificio, concretezza, attenzione, capacità di soffrire e disponibilità verso il compagno. È probabilmente questo il passaggio più importante.
Cammarata nella passata stagione aveva lasciato un ricordo amarissimo. Questa volta il Marsala esce dallo stesso campo con tre punti, una prestazione di grande maturità e un’altra piccola certezza costruita lungo il proprio percorso. Non serve trasformarla in qualcosa di più grande di ciò che è. Non abbiamo conquistato nulla e siamo appena all’inizio. Ma proprio perché siamo all’inizio possiamo guardare con interesse alla direzione intrapresa.
La qualità c’era già. Adesso cominciamo a vedere concretezza, solidità, identità e soprattutto una consapevolezza che cresce partita dopo partita.
Domenica arriverà il Montelepre. Arriverà da capolista e sarà un altro esame, un altro pezzo di questo percorso e un’altra occasione per capire qualcosa in più. Non servirà pensare alla possibilità di sorpassare qualcuno né attribuire alla quarta giornata un significato che non può ancora avere. Servirà semplicemente fare ciò che questo Marsala sembra aver iniziato a comprendere dopo Lascari: rispondere sul campo.
Il Marsala deve continuare a lavorare, continuare a imparare e continuare a dimostrare tutto sul terreno di gioco. Perché tra essere forti sulla carta ed esserlo realmente esiste una distanza che può essere colmata soltanto domenica dopo domenica.
E questo Marsala ha appena cominciato a percorrerla.
Continuiamo così.
Avanti Lilibeo!
